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Un assaggio del libro sul massaggio

 

massaggio da ufficioDa "Il Massaggio da ufficio – Prevenzione e cura dello stress da lavoro", Urra-Apogeo, Milano, 2011.       

Introduzione della seconda parte del libro, dedicata alle manualità del massaggio da ufficio, illustrate con fotografie e didascalie.

Prima di massaggiare

Ora usiamo le mani. Dopo la prima parte “cognitivocomportamentale”, vediamo alcune sequenze di manualità fra le tante che si potrebbero fare. Uso la parola “manualità”e non “manipolazione”o “manovra” perché questi due termini presuppongono una tecnica standardizzata.

Il metodo di massaggio che ho messo a punto, invece, si fonda sull’ascolto continuo dell’altro, dunque non segue alcuno schema predefinito. Le manipolazioni e le manovre possono risultare invasive, mentre le manualità sono meno profonde e non vengono subite dal massaggiato. E poi, a nessuno piace essere manipolato, né in senso metaforico, né in senso fisico.

Le manualità non sono da seguire necessariamente nell’ordine in cui le trovate in queste pagine, poiché la sequenzialità dei passaggi dipende dal contesto, dal tempo a disposizione e dai problemi del massaggiato. Se un nostro collega lamenta dolori alla mano destra per l’eccessivo uso del mouse, possiamo fargli un massaggio veloce di due o tre minuti, avvicinandoci con la sedia alla sua scrivania. I tempi del massaggio, nei luoghi di lavoro dove la pratica del massaggio da ufficio è già stata o verrà introdotta, sono stabiliti dall’azienda, ma è immaginabile e auspicabile che, una volta assorbita la cultura del massaggio, scambi di breve durata possano avvenire anche in momenti diversi da quelli regolamentati.

Il massaggio non può essere una pratica rigida perché massaggiare non è una tecnica, bensì una forma di comunicazione finalizzata alla cura. Ciascun massaggio va calibrato su misura a seconda di chi lo riceve, senza che risulti fastidioso o doloroso né per il massaggiato, né per il massaggiatore. Il massaggiato deve ricavarne sollievo, mentre un massaggio che provoca dolore è un massaggio cattivo.

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Cosa cambia con la nuova normativa che obbliga le aziende a misurare lo stress lavoro-correlato

Intervista tratta da "Il Massaggio da ufficio – Prevenzione e cura dello stress da lavoro", Urra-Apogeo, Milano, 2011

Luciano Conti

Consulente in sicurezza aziendale

luciano conti

Luciano Conti, in cosa consiste la novità introdotta dalle linee guida per la valutazione dello stress lavoro-correlato approvate dalla Commissione Consultiva Permanente per la Salute e Sicurezza sul Lavoro?

Le linee guida non contengono niente di innovativo, se non la cogenza della norma: costringono le aziende a fare quello che, prima del 31 dicembre 2010, era percepito quasi come una cosa facoltativa. A ben guardare, dunque, la novità sta nel considerare la valutazione di stress lavoro-correlato un punto di partenza da monitorare successivamente. In questo senso la norma si occupa del benessere dei lavoratori, perché prima la prevenzione in ambiente di lavoro era del tipo: evita di farti male (antinfortunistica); oppure: evita di esporti ad agenti chimici (malattie professionali).

Cambia qualcosa per le piccole imprese?

Rispetto alla precedente normativa, le aziende fino a 5 dipendenti, invece di fare la valutazione attraverso questionari anonimi, possono fare una riunione con i lavoratori per spiegare loro cos'è lo stress lavoro-correlato e quindi recepire o meno l'esistenza di problematiche. Il concetto nuovo, per tutte le tipologie di imprese, piccole o grandi, pubbliche o private, sta nel considerare la verifica dello stress lavoro-correlato non una tantum, ma come monitoraggio costante nel tempo.

Le aziende continuano a percepire la nuova normativa come un adempimento burocratico oppure hanno capito che per loro si tratta di un'opportunità?

Inizialmente c'è stata una sorta di avversione, come avvenne per il decreto 626 nel 1994 sulla sicurezza sul lavoro: tutto il nuovo spaventa. Lo stress lavoro-correlato non è ancora percepito un rischio tangibile, come i rischi tradizionali che sono visibili, tipo l'esposizione al rumore, piuttosto che il rischio meccanico o l'esposizione agli agenti chimici. Si sta cominciando a entrare nella giusta ottica, anche attraverso la formazione dei rappresentanti dei lavoratori e dei soggetti che si occupano di sicurezza in azienda, però molte imprese continuano a percepire la norma come elemento meramente burocratico: devo fare il compitino se no mi sanzionano.

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Breve storia del massaggio da ufficio

Sintesi del primo capitolo "Breve storia del massaggio da ufficio" tratta da "Il Massaggio da ufficio – Prevenzione e cura dello stress da lavoro", Urra-Apogeo, Milano, 2011

 

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David Palmer in una foto recente, su uno dei primi prototipi della sedia da massaggio

Camminando per le strade di una qualsiasi città degli Stati Uniti, potreste imbattervi in qualcuno che porta con sé uno strano aggeggio. Con vostro stupore, notereste come l'attenzione degli altri pedoni non venga catturata, al pari della vostra, da quella"cosa". Perché sono oltre vent'anni che gli americani hanno imparato a conoscere la massage chair, la sedia per il massaggio da ufficio con la quale il tizio che avete incrociato sul marciapiede di New York si sta recando a massaggiare qualcuno. Vi sarà forse capitato di vedere massaggiare, o di ricevere un massaggio, sulla massage chair negli aeroporti oppure in qualche grande magazzino degli Stati Uniti o del Regno Unito. Ma chi è l'inventore di questo strano oggetto? Come gli è venuto in mente, e perché? Si chiama David Palmer e vive tutt'ora a San Francisco, dove dirige il TouchPro Institute, che fondò nel 1986, anno in cui le prime versioni della massage chair furono messe in produzione e vendute negli Stati Uniti.

 (... continua nel libro)

In Italia, oggi, la situazione non appare molto dissimile rispetto a quella degli Stati Uniti agli inizi degli anni Ottanta: il massaggio si pratica prevalentemente nelle spa e nei centri benessere. Per questo è ancora considerato un lusso a portata di pochi, un piacere da concedersi come un buon ristorante, non una pratica di benessere quotidiana, quale dovrebbe essere.

(... continua nel libro)

 

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Il massaggio è un antistress per massaggiato e massaggiatore

Il massaggio è un antistress per massaggiato e massaggiatore

La notizia è apparsa su Repubblica di oggi: “Il massaggio rilassa chi lo fa. E’ reciproco l’effetto antistress”. Ma per me questa non è una notizia, bensì qualcosa che ho sperimentato ormai decine e decine di volte, da quando faccio massaggi. E centinaia di volte l’ho sentito ripetere dal dottor Giovanni Leanti La Rosa: “il massaggio è un antistress sia per chi lo riceve, sia per chi lo fa perché sviluppa l’empatia e spegne il cervello”. Nel libro “Massaggio da ufficio – Prevenzione e cura dello stress da lavoro”, Giovanni Leanti La Rosa ed io citiamo gli esperimenti condotti in elettroencefalografia dal dottore a metà degli anni Novanta. A pagina 100 sono riportati gli istogrammi del cervello della persona massaggiata prima, durante e dopo il massaggio. Si vede come l’attività elettrica cerebrale, prima disarmonica, durante il massaggio si armonizza e i due emisferi cerebrali si riequilibrano. Alla fine, quando il massaggiatore stacca le mani, l’attività elettrica cala bruscamente e rimane solo quella basale. Lo stesso succede al cervello del massaggiatore. Il massaggio, dunque, spegne letteralmente il cervello, e quindi cancella i pensieri assillanti e le tensioni muscolari.

C’era bisogno degli uccelli che si lisciano le piume a vicenda per capirlo? Già, perché l’articolo di Repubblica cita uno studio dell’Università di Bristol sul woodhoopoe verde, un uccello che vive in comunità ed i cui membri si lisciano le piume perché “lisciarsi col becco riduce lo stress e aumenta la coesione di gruppo”. Nell’articolo si cita anche l’abitudine dei gorilla e dei macachi di spulciarsi a vicenda, anche questa una pratica che riduce lo stress.                                                                              “Quando io e te saremo la stessa cosa non potrò farti del male senza ferirmi”. Così diceva Gandhi, che si faceva massaggiare tutti i giorni, parole riprese dal dottor Leanti La Rosa per dar forza alla rivoluzione culturale del massaggio da ufficio: se sul lavoro i colleghi si scambiassero il massaggio fra di loro, migliorerebbe il clima aziendale e l’affiatamento del gruppo. Il massaggio come buona pratica di team building a basso costo? La psicologa del lavoro Cristina Brusati, intervistata nel libro, ne è entusiasta. Perché dobbiamo finirla, specialmente noi maschietti, di associare il contatto fisico esclusivamente alla sessualità.

Mi piace come Sara Ficoncelli, la giornalista che ha firmato l’articolo dal  quale questo post ha preso spunto, definisce il massaggio: “La più antica forma di terapia fisica, l’unica priva di effetti collaterali e adatta a tutte le età”. E allora scambiamoci massaggi in famiglia e sul luoghi di lavoro! Non occorre essere medici per imparare, basta leggere “Massaggio da ufficio – Prevenzione e cura dello stress da lavoro”, e affidarci alle cento fotografie con didascalie sulle principali manualità del massaggio. Sperimentiamo su amici e parenti, e ci verrà voglia di seguire un corso per migliorarci e scoprire il meraviglioso potere benefico, per sé e per gli altri, che tutti abbiamo in dono nelle nostre mani.